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Sulle tracce degli Incas

 

Partiti da Lamezia, con scalo a Roma e Madrid, arriviamo a Lima dopo circa quindici ore di volo. Il viaggio è tranquillo, incontriamo poche turbolenze per cui non vivo quelle strane sensazioni di calare a picco. Nella tratta finale sorvoliamo la grande foresta pluviale dell’Amazzonia e il suo sinuoso Rio, accarezziamo la maestosa Cordigliera delle Ande che attraversa longitudinalmente la parte occidentale dell’America meridionale e ammiriamo alcune delle sue spettacolari vallate: le pampas sconfinate. Fra questo altopiano brullo, i cui picchi innevati si innalzano fino a 7000 metri ricoprendosi di grandi ghiacciai e dove i terremoti spesso mutano i paesaggi, si sviluppò il misterioso impero Inca che ha dato origine tra il XIII e il XVI secolo d.c. ad una delle civiltà precolombiane più floride e splendenti.

   


Questo popolo, i cui re si ritenevano discendenti del Dio Sole, raggiunse un livello altissimo nel campo architettonico e urbanistico: i resti dei templi e delle loro città ne sono una diretta testimonianza. Sarà vero che l’impero dell’oro era nato sotto il segno di una profezia e avrebbe avuto un appuntamento inevitabile con un destino atroce? Fatto sta che gli Incas, da veri dominatori, hanno visto mutare lo svolgersi degli eventi diventando facile preda dei conquistatores spagnoli guidati da Francisco Pizarro. Correva l’anno del Signore 1532 quando iniziò la distruzione quasi totale del loro universo religioso con una cristianizzazione forzata e rapidissima: un vero e proprio genocidio.

I giorno.

Atterrati a Lima dopo aver, per fortuna, recuperato le nostre valigie, facciamo conoscenza della nostra guida Maria Antonietta e dei nostri compagni di viaggio. Siamo in tutto diciotto avventurieri provenienti da diverse regioni italiane ed abbiamo subito la sensazione di trovarci in un bel gruppo alquanto eterogeneo per età ma con un unico denominatore comune: vivere questa esperienza di vita convinti che la vita è un viaggio, come scriveva Omar Khayyam, e viaggiare è vivere due volte.

   

II giorno

Alle prime luci dell’alba veniamo accompagnati in aeroporto. E’ una mattinata uggiosa e una fitta pioggerellina ci accompagna: Lima è avvolta in una grigia nebbia, il garua. Dopo poco più di un’ora di volo atterriamo a Cusco, la città sacra situata a 3500 m sopra il livello del mare, dove un tempo batteva il cuore degli Incas.Dedichiamo la mattinata alla visita di alcune rovine nelle vicinanze di Cusco.La prima sosta la facciamo alla città megalitica di Sacsayhuaman (falco soddisfatto)  dalla pianta circolare a forma di testa di puma, simbolo della dinastia Inca, il cui corpo sdraiato si estende sino a Cusco. 
Sembra una fortezza ciclopica; edificata nell’arco di settant’anni sotto i sovrani Pachacutec e Yupanqui era sicuramente un tempio dedicato al culto del Dio Sole. Quest’opera architettonica, formata da enormi blocchi che, con molta probabilità, erano ricoperti di lamine d’oro, fu in buona parte distrutta dagli spagnoli che, dopo averla sepolta di sabbia, la trasformarono in una miniera di pietra il cui materiale fu utilizzato per costruire le case delle città coloniali.

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