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Quando lo sguardo dall’alto del Point va verso l’infinito intravedo città abbandonate, casette con tante finestrelle ed ho la strana sensazione che qualcuno ci osservi  da lontano. La mia mente viene invasa da mille pensieri e da emozioni nostalgiche per cui lascio il Bryce canyon con le lacrime agli occhi ma serena, lo stringo al cuore e mando un bacio profondo verso l’immensità, mentre il vento continua ad accarezzare la mia pelle. Il tutto sotto un sole cocente ad un’altitudine di 8000 piedi.

   

Da un altro Point si scorgono enormi caverne ciclopiche dai mostruosi antri con delle forme dentellate dai sorprendenti colori, sulla destra scorgiamo un mezzo busto di una statua romana che domina la sottostante foresta, sembra un condottiero soddisfatto per le sue gesta. Dopo aver fatto qualche miglio a piedi ci troviamo di fronte una finestra sulle bellezze della natura: un ponte naturale con una foresta di pini nel fondovalle. Da Rainbow Point sembra di scorgere un arcobaleno di colori che vanno dal bianco, al rosa e al mandarino, qui le vere dominatrici sono le aquile che sorvolano il canyon.

Nel primo pomeriggio si parte per Arches National Park e la nostra prima sosta la facciamo a Capitol Reef, uno dei canyon più selvaggi della zona; attraversiamo un pietroso paesaggio semidesertico con le sue cattedrali, le sue piramidi, le sfingi, tantissime colonne stratificate ed enormi roccaforti che sembrano castelli incantati tra steppe desertiche. La sera tardi arriviamo a Moab e l’indomani mattina siamo pronti per avventurarci nei canyon con gli archi, figli delle notevoli escursioni termiche della zona; ci imbattiamo in rocce sbilanciate che sembrano ostacolare la forza di gravità, in rocce prosciutto, in un’enorme pecora con delle comari che confabulano tra di loro e in una torre di babele mai completata; dopo qualche miglio a piedi raggiungiamo il doppio arco: il primo è formato da due uccelli in fase di corteggiamento uniti dal becco, il secondo, quello posteriore sembra la proboscide di un elefante; più in là ecco un gigantesco cobra che sembra pronto ad attaccare la sua preda. In questi canyon del nuovo mondo sembra che ci sia scritta la storia di tutta l’umanità: questi dolmen stratificati che dominano le vallate narrano, come in un libro aperto, la vita geologica della terra e l’uomo vi può ritrovare la sua storia e la sua evoluzione culturale e sociale.

   


Nei pressi di Arche visitiamo il Canyolands dai paesaggi tipicamente del vecchio west: archi, colonne rosse, pinnacoli di rocce striate bianchi e rossi e gole profonde dove scorrono il verde fiume Colorado e il Green River. Ci troviamo in dei veri parapendii sull’umanità. Dal Green River Overlook si scorge la sedia di Cleopatra e un turbante turco, guardando verso l’infinito sembra di vedere un’enorme città: è Mesa l’altopiano degli indiani un vero labirinto, uno dei posti più isolati degli Stati Uniti. Dal Grand View Point si hanno delle vedute incantevoli sulla confluenza del Green River nel Colorado, la presenza degli indiani è “documentata” anche da tantissimi totem naturali. L’indomani ripartiamo per Monument Valley, in Arizona, icona degli Stati Uniti in terra dei navajo, luogo mitico del cinema americano, il set di famosissimi film come Ombre Rosse, il Massacro di Forte Apache e Rio Bravo. Lungo la strada anche le nuvole sembrano dei colorati e stratificati canyon, anche loro ”hanno assorbito il colore ocra del terreno che ora orgogliosamente riflettono”. Man mano che ci avviciniamo alla valle monumentale le fortezze con le torri merlate sembrano sempre meno espugnabili; ecco un cappellone messicano che sembra darci il benvenuto. Il nostro hotel è nella Monument Valley e dalla nostra stanza si possono ammirare i famosi monoliti rosso ocra, veri capolavori di arenaria, simbolo dei western girati da John Ford; ci vuole poco per scorgere i cowboy con il lazo, gli indiani sul sentiero di guerra e John Wayne, il mitico e leggendario uomo leale e coraggioso del west. E’ sera, la Monument Valley viene avvolta dall’oscurità: sembra addormentarsi per sempre ma, all’alba del giorno dopo riappare lentamente nel suo splendore e i monoliti riacquistano il loro colore. Con il nostro fuoristrada facciamo il giro dei monumentali blocchi arenari: le tre sorelle, l’elefante, il cammello e quello dedicato a Cly, un ragazzo navajo colpito da un fulmine nella sua casa in questa valle. Ancora una volta i monoliti assumono sembianze di esseri viventi; in lontananza si intravedono gli hogan dei navajo che hanno continuato a vivere come i loro antenati: la loro privacy va rispettata. 

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