Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Cliccando su OK, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su Maggiori Informazioni

Sei qui: HomeDiariI nostri diariAmerica SettentrionaleWild West Usa 2009

Dopo meno di un’ora siamo a Zabriskie Point per ammirare il tramonto sulle dune: un paesaggio a 360 gradi con formazioni rocciose uniche al mondo dalle colorazioni pastello; rimaniamo a sognare ad occhi aperti fino a quando il sole oscura completamente quelle meravigliose opere della natura. L’indomani ritorniamo per ammirare l’alba e l’effetto della luce mattiniera che lentamente dà vita a questo angolo indimenticabile.

Partiamo subito diretti a Twenty mule team canyon, a circa un miglio da Furnace Creek e ci troviamo di fronte ad uno dei paesaggi più suggestivi della valle della morte: colline dalla luminosa terra bianca ricca di borace. Poi scendiamo fino a Badwater dove c’è la zona più bassa degli USA dove la terra sembra piegarsi sotto il sole e ci troviamo nel cuore del deserto salato: come un miraggio si scorge questo lago, il campo da golf del diavolo, asciutto, bianco e accecante dove ogni zolla è stata scolpita dal vento. Si riparte dopo una breve passeggiata sul lago infuocato e raggiungiamo attraverso strade strettissime e sinuose il Golden Canyon con le sue formazioni geologiche gialle, rosse, verdi e viola per la presenza di minerali come il ferro, la mica e il manganese. E’qui che il silenzio viene rotto da un caccia che sfreccia più volte tra le pareti rocciose in velocissima picchiata. No comment, good bye Death Valley.

   

L’indomani partiamo per Las Vegas, la cattedrale del deserto del Nevada, e passiamo da bellezze quasi soprannaturali ad una città irreale che mostra un mondo perverso e consumistico dove tutto o quasi è concesso. Il giorno dopo siamo di nuovo in partenza alla volta di altri parchi e nello Utah visitiamo lo Zion National Park con paesaggi da biblica memoria dove anche le strade sono asfaltate di rosso per non contrastare l’ambiente: l’uomo sembra scusarsi con la natura. Le falesie, rastrellate sia in orizzontale che in verticale sono impressionanti, dagli incredibili colori che vanno dal beige all’arancione e al rosso e dalle forme svariate che rendono il paesaggio molto particolare: questi quadri naturalistici sono stati modellati dal tempo e la mano della natura li ha dipinti a suo piacimento e tu, uomo, puoi intravedere tutto ciò che la tua fantasia ti fa vedere. Sembra essere circondati da innocui mostri della natura che ci osservano sfoggiando con superbia la loro mole: ecco il castello dove vive la divinità imperante, ha diversi piani e all’apice tre o quattro ciminiere dalle quali fuoriesce amore e saggezza doti che hanno in gran parte gli uomini che rimangono colpiti da questo mondo incontaminato dove sembra regnare sovrana la pace. Il mio animo, inebriato da questi splendori, immagina un mondo privo di guerre e di ogni forma di violenza: inviterei i grandi della terra, che alcune volte sembrano giocare ai soldatini, a fare un summit tra queste montagne. Sacro ai mormoni e ancor prima agli indiani penso che abbia conservato col tempo qualcosa di mistico; mi guardo intorno e vedo ancora una volta tanti volti sorridenti che nella vita quotidiana sembrano in via di estinzione in quanto ognuno di noi è vittima del tram-tram frenetico che imperversa in ogni istante e non dà mai tregua. 

La sera tardi arriviamo al Bryce canyon e l’indomani mattina presto siamo già pronti per ammirare questo enorme anfiteatro modellato dagli agenti atmosferici. Che meraviglia abbiamo di fronte: spettacolari guglie a forma di candela, i camini delle fate, pinnacoli longilinei, enormi labirinti ed imponenti archi, tra tantissimi pini che spuntano dal basso alla ricerca della luce di vita. Osservando sembra di intravedere il Partenone, colonne non solo greche ma anche romaniche, doriche e corinzie scolpite da una mano precisa e colorate con tecniche davvero inverosimili, dalle svariate sfumature che vanno dal rosso porpora al rosa pallido. In cima, sulla destra, si intravede Giove e il dio vulcano con le altre dee che sembrano soddisfatte del lavoro di madre natura. Sarà la dea natura l’ispiratrice dell’arte di tutti i tempi? Osservando ancora si intravedono da una diversa angolazione altri personaggi mitologici che ci guardano annichiliti: sono loro gli attori o noi? 

Scroll to Top