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Ci fermiamo per dare l’ultimo sguardo dall’Amsted Point alla vallata e al suo panorama: Il Taj Mahal della natura sembra abbracciare l’intera valle. Ecco i leggendari personaggi trasformati in pietre: l’Half Dome e
il North Dome, uno di fronte all’altro, li osservo in silenziosa reverenza, mi guardo intorno e scorgo sguardi sereni che parlano da soli: ognuno sembra essere in pace con se stesso e con gli altri, un traguardo molto ambito nel caos frenetico della vita giornaliera.

In questo posto che scatena emozioni così profonde nell’animo umano in cui l’acqua precipita tra nuvole di vapore trasportate dal vento, formando altissime cascate dette veli di sposa, la natura dimostra di essere un artista che non tramonta mai: è sempre all’apice del suo successo. Prima di raggiungere in serata il nostro lodge avvistiamo un cucciolo di orso che si lascia fotografare mentre fa un bel pic-nic tra l’erba e gli arbusti: grazie madre natura per averci fatto questo eccitante regalo. 

   

La nostra prossima meta è Mammoth Lake, ma spinti dal desiderio di immergerci in un’atmosfera da Far West ci dirigiamo verso Bodie, una città fantasma al confine col Nevada, costruita a metà dell’ottocento, durante il periodo della corsa all’oro, dai cercatori di pepite e poi abbandonata e finita nell’oblio per decenni. In questa cittadina si va facilmente indietro nel tempo; le casette di legno, attraverso le sporche finestre dalle logore tende, ci mostrano gli arredi originali per cui con un po’ di fantasia si intravedono facilmente immagini pietrificate: nei saloon i pionieri che la sera giocano a poker, le ragazze dalle procaci scollature che intrattengono i forestieri ballando e cantando sui tavoli per qualche lauta ricompensa, i pistoleri sempre pronti a sparare che tracannano boccali di birra e bicchieri di whiskey. A Bodie ci scappa il morto facilmente. Oltre ai saloon ecco la chiesa, la caserma dei pompieri, la sede dello sceriffo, le pompe funebri sempre in piena attività, le scuole e le prigioni. Sbirciando da queste finestre, mentre cerco di catturare immagini del tempo, sento una carovana di pionieri a cavallo che ha raggiunto la terra promessa: Bodie e le sue miniere. E’sicuramente qualche fantasma del passato oppure l’effetto di un bicchiere di birra bevuta a pranzo, come osano scherzosamente affermare i miei compagni di viaggio. 

Dopo aver attraversato immense praterie giungiamo a Monolake, un lago alcalino simile al mar morto in una zona da dove si possono ammirare le cime innevate della Sierra Nevada. Abbiamo davanti a noi un paesaggio lunare con dei blocchi calcarei alti anche dieci metri: delle torri di tufo bianche e ambrate che da oltre diecimila anni dominano il lago, un habitat di grande importanza per milioni di uccelli che vi nidificano. Questi monoliti emergono dall’acqua come delle stalagmiti e come delle sentinelle dominano il paesaggio e sembrano dire all’uomo: non deviare le mie acque, non vogliamo prosciugare, salva questo meraviglioso ecosistema che offre uno spettacolo da mille e una notte.

   

Il giorno successivo ci dirigiamo verso la Death Valley e facciamo una sosta per rifocillarci un po’ a Mammuth, grande stazione sciistica e successivamente ci fermiamo a Convict Lake, un bellissimo disco dal colore verde smeraldo e facciamo una bella passeggiata tra gli alberi di pioppo che lo circondano. Riprendiamo il nostro cammino tra vallate sconfinate dove anche il parlare sembra inquinare quel silenzio profondo che domina. Ci fermiamo alla Bristlecone Pine Forest  dove vivono i matusalemmi, pini secolari di oltre 4000 anni e facciamo un duro percorso in salita da dove si dominano le desertiche vallate.
Mi sento come Ulisse attratto dal canto delle sirene: più il deserto infuocato avanza e più quella valle dai paesaggi lunari con le sue montagne “mosaico” dai diversi colori mi incuriosisce. Siamo in un vero forno naturale, ci dirigiamo subito verso Fornace Creek dove c’è il nostro hotel, una vera oasi di palme e bungalow. 

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