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Zanzibar

 

Non siamo certamente guariti dal mal d’Africa, contratto quest’estate in Namibia, altrimenti non saremmo ritornati, in così breve tempo, nel continente nero.
Con un volo charter, il 28 dicembre scorso, siamo quasi fuggiti da un cupo e freddo inverno e ci siamo rifugiati ai tropici, a Zanzibar, in un meraviglioso eden dal profumo di spezie.
   
     
Otto giorni all’insegna dell’assoluto relax dove abbiamo sicuramente addolcito il nostro animo diventando parte integrante di un mondo che sembra non appartenerci, ma che è dentro di noi.
Siamo stati ospiti del Resort il Kiwi, che consigliamo ai nostri lettori, situato sulla spiaggia di Kiwengwa, immerso nel verde con una veduta sull’oceano indiano veramente da dieci e lode.
Non siamo rimasti confinati nel villaggio, ci siamo immersi subito nella vita zanzibarina: in noi vive il mitico marinaio Sindbad con i suoi viaggi avventurosi.
 
 
   
Nel pomeriggio, anche se stanchi per il lungo viaggio, abbiamo raggiunto subito la spiaggia con la bassa marea. Che ricordi! Quei colori dell’oceano sono indescrivibili: nelle acque cristalline, dalle imprevedibili sfumature azzurre, che sembrano danzare sulla bianca e sottilissima sabbia, emergono immense lingue di terra, le ”sand-band”, che son pronte a scomparire dopo alcune ore. Incantati da questo spettacolo, abbiamo fatto conoscenza con i primi beach boys e abbiamo prenotato da “Remo la barca” l’escursione sulla barriera corallina. Quanti bambini, quante donne e quanti masai, statuari ragazzi con sgargianti abiti rossi che ci hanno salutato con il loro ”Jambo, Jambo”, in lingua swahili e ci hanno invitato ai loro negozi dagli straordinari nomi: Ikea, Ipercoop, Standa, Armani…
Non avrei mai pensato di fare dei ritratti così spettacolari. Rivedendo le foto e la mia immagine riflessa negli occhi di alcuni bimbi e di alcune donne ricoperte dai loro Kange, mi commuovo: è come se fossi entrata pian piano nel loro mondo, così diverso dal nostro ma così ricco di sorrisi e di umanità. Mentre scrivo la mia mente è lì.
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