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L’indomani visitiamo il Museo Egizio, uno dei tesori del Cairo, con tantissimi reperti della civiltà faraonica dal 3000 a.C. fino alla conquista del paese da parte di Alessandro Magno. Questa è la più grande collezione egizia del mondo malgrado durante le invasioni napoleoniche e il colonialismo francese e inglese siano stati trafugati tantissimi reperti; sono rimasta colpita dalla quantità di vetrine quasi casalinghe stracolme di oggetti di inestimabile valore e mi son chiesta se c’erano adeguati sistemi di sicurezza. Nel nuovo museo in costruzione sull’isola di Gezira con criteri super moderni la storia faraonica sarà sicuramente più al sicuro e mi son proposta fra qualche anno di ritornare solo ed esclusivamente per questi tesori.
Visitiamo prima il piano terra oltrepassando i colossi di Ramsete II e la stele di Rosette che ha permesso di decifrare i geroglifici; questa è una copia in quanto l’originale fu portato via durante le conquiste napoleoniche ed è attualmente esposto al British Museum di Londra. Passando in modo rapido da un padiglione all’altro ho avuto modo di memorizzare alcune meraviglie: la statua del re Zoser che è stata rinvenuta a Saqqara, quella di Nefertiti dal sublime e luminoso volto che ancora oggi riesce a toccare il cuore per la sua serena bellezza, la grandiosa statua di deurite nera di  Chefren proveniente da Giza con il falco Horus che lo protegge dietro la nuca, la coppia principesca più famosa dell’antico regno Ra-hotep dal colore ocra-marrone con la moglie Nefret dal pallido colore crema dai misteriosi sguardi di occhi intarsiati di vetro. Ammiriamo ancora tantissime statue, sarcofagi, tanti vasi canopi, alcuni dei quali ancora chiusi e statue di scribi tra i pochi conoscitori della lingua dei geroglifici; tra queste ultime spicca uno scriba seduto con le sue incantevoli pupille che sembrano reali. Uno dei bassorilievi più belli è certamente  quello della famiglia molto dignitosa del nano Seneb, cortigiano di corte e sacerdote del culto funerario: simpaticissimi e molto teneri i bambini con il dito in bocca. Il secondo piano è quasi tutto dedicato al tesoro di Thutankhamon  che proviene dalla valle dei re: unica tomba egizia che non è stata saccheggiata. Non si possono descrivere questi tesori, ci sono gli otto sarcofagi a “ scatole cinesi” e tutti gli oggetti per l’ultimo viaggio celeste del giovane faraone tra cui diverse barche e tanti remi per la navigazione celeste, i quattro vasi canopi rivestiti d’oro e di pietre preziose in alabastro che hanno custodito per millenni gli organi interni del sovrano. La meravigliosa maschera d’ oro e lapislazzuli  che ricopriva il volto della mummia reale, il sarcofago d’oro e la statua del dio Anubi ritrovata, come testimoniano le foto, sulla sua tomba ci lasciano senza parole. All’uscita dal museo avrei voluto spiegare le ali e andare indietro nel tempo, tuffarmi nel passato, anche per un solo giorno e vivere in quell’atmosfera mistica: ciò non è nella mente umana ma conserverò nello scrigno della mia anima questi momenti. Dopo aver cenato e scambiato quattro chiacchiere con i nostri simpatici compagni di viaggio si riparte alla scoperta del Cairo notturno: una metropoli di oltre 18 milioni di abitanti che pullulano in un traffico disordinato e caotico tra le limousine e i fallah con gli asini che trasportano la frutta e la verdura, tra grattacieli e povere dimore dove regna sovrano l’eterno contrasto tra ricchezza e povertà.

     


La città, miscuglio di mondi diversi, è illuminata da mille colori e tra moschee dalle sagome e dai minareti molto slanciati respiriamo la vera essenza della città. Facciamo prima  una sosta al memoriale di Sadat, il presidente egiziano che fu ucciso quasi trent’anni fa e poi una fermata ad un tipico bar per gustare un succulento succo di mango fresco: una bevanda dal gusto molto invitante e  delicato. Si procede verso il bazaar medievale di Knan al Khalili, il cuore commerciale di uno dei più antichi quartieri del mondo, un vero e proprio labirinto e qui ci inoltriamo tra le sue viuzze ad ammirare l’oro, l’argento e il rame che luccicano in angusti magazzini e le tante spezie colorate dall’odore pungente, esposte in dei sacchi di juta. Questi profumi rimarranno ben impressi nei nostri ricordi; ci godiamo un po’ di shopping e ci divertiamo a contrattare il prezzo dei souvenir.

La serata si conclude con una rapida visita alla città dei morti, una necropoli musulmana dove è onnipresente il rapporto tra la vita e la morte insito nella civiltà faraonica: è proprio in questo posto dove coabitano vivi e morti che si  penetra nella storia e si avverte il suo  battito vitale. Una moltitudine di poveri vive, infatti, tra i morti, tra i vari sepolcri pulsa la vita, battono i cuori, i cuori dei poveri che hanno trovato tra i defunti un tetto dove poter vivere.

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