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Ci troviamo nella Mantenga Natura Riserva dove ci fermeremo due giorni. Visitiamo il Cultural Village e ci immergiamo nella cultura di etnie che, anche se sono influenzate dalla cultura europea, continuano a conservare vive le loro tradizioni. Entriamo in un villaggio Swazi del XIX secolo con le tipiche capanne a forma d’igloo realizzate in canne intrecciate e circondate da palizzate e dopo aver assistito a uno spettacolo, con canti e danze tradizionali, raggiungiamo le Mantenga Falls, alte quasi 100 metri immerse in un paesaggio, a dir poco, bucolico.

Pranziamo in compagnia di un babbuino che cerca disperatamente di rubarci il cibo e non solo: cerca di afferrare il mio cellulare. Ho rischiato parecchio: io volevo fargli solo una foto.Uno spicchio di luna ci accompagna alla nostra destinazione, un lodge a circa quaranta Kilometri dal Parco Hluhuwe. Il percorso che ci porta al nostro hotel sembra un set di un film horror. Dopo aver citofonato ci viene aperto il cancello e per arrivare alla reception attraversiamo, nel buio assoluto, un sentiero interminabile. Con le nostre battute sarcastiche pensiamo, involontariamente, di aver terrorizzato il nostro piccolo esploratore che, a dire il vero, fa solo finta di avere paura. Siamo noi, figli di “ Suspiria” e di “Profondo Rosso” a rivivere, con la fantasia immagini irrazionali e ossessive. Sempre ironicamente…
Spendiamo un’intera giornata, con il nostro veicolo, in fotosafari nel parco Hluhluwe alla ricerca principalmente dei predatori: è qui che i cinque grandi d’Africa sono parte integrante dell’affascinante fauna della savana. Incontriamo tanti facoceri, rinoceronti, bufali, elefanti e quando, pensiamo di aver perso ogni speranza ecco l’immancabile leone, l’animale più affascinante e possente della savana, seguito dalla sua compagna. Simone, che fino a poco fa vedeva elefanti pronti a ribaltare la nostra macchina e rinoceronti che ci rincorrevano, alla vista del tanto atteso reuccio è stupito e gioioso. Il sole sta quasi tramontando ed ecco l’ultimo regalo della giornata: non è un miraggio. Scorgiamo ai piedi di una roccia, abbastanza vicina a noi, un leopardo. E’ una fortuna perché le sue macchie consentono all’animale di dissolversi e di confondersi facilmente con l’ambiente. Ci fermiamo, ma dopo un po’ l’animale, sembra non gradire la nostra presenza e si allontana lentamente. Tra gli odori forti della vegetazione e la terra rossa, siamo soli nel mondo selvaggio degli animali e in simbiosi con la natura che ci ha veramente premiato. Osservare, in particolare i big five, in piena libertà, consente all’uomo di confondersi con loro e di perdersi in quest'astorica atmosfera.

E’ già buio quando ci fermiamo in un villaggio Zulù, un vecchio insediamento in via di trasformazione. Questo popolo, cocktail di cultura africana, europea e indiana, pratica ancora la poligamia e il culto degli antenati i cui spiriti possono intervenire nella vita di ognuno: sono vigenti, ancora, le antiche usanze. 

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