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15 agosto: Namib Desert – Sossusvlei 
In partenza verso il deserto del nord: il Namib, il deserto più antico del mondo.
Il paesaggio è lunare, le piste interminabili, le montagne a strapiombo. Su di esse s’intravedono paesi abbandonati, castelli merlati dove forse hanno trovato rifugio potenti signorotti del medioevo, roccaforti inespugnabili in punti strategici dalle quali si può intravedere l’infinità del deserto. Ecco l’orizzonte, il mare o meglio l’oceano sconfinato: è solo tutto un’illusione ottica, un vero e proprio miraggio creato dai riflessi solari e dalla mia mente. L’orizzonte, infatti non è più quella linea azzurra che segna il confine tra cielo e terra, ma è un richiamo in cui riecheggiano le voci ammalianti di questa natura fin troppo selvaggia. Solo montagne in lontananza che non riusciamo a raggiungere: l’infinito regna tra noi.
Ecco le sabbie rosse: il Namib ci sta aspettando con le sue dune albicocca. Sulla destra delle nere montagne hanno l’aspetto di monaci dal lungo saio che ci danno il benvenuto. Diversi sono gli animali che avvistiamo: i soliti orici, tanti springbok e numerosi struzzi.  Nei pochi alberi che s’incontrano trovano rifugio, in delle megagalattiche costruzioni, svariati uccelli. Nel pomeriggio con una jeep facciamo un’escursione tra le rosse rocce e beviamo un drink aspettando il tramonto: è questo il momento in cui i mostri spariscono, anche quelli che vediamo riflessi nelle nostre ombre sulle rocce.
 
16 agosto: Deserto del Namib
Partiamo prima del sorgere del sole per ammirare il panorama di Sossusvlei: l’alba tra le dune. Vedere con i propri occhi queste dune è un’esperienza meravigliosa: l’alba crea degli incredibili contrasti e spettacolari profondità, il colore arancione che tende all’ocra brilla e i cespugli, che crescono sporadicamente, sembrano degli affreschi. Le ombre delle creste sinuose e geometriche dai cangianti colori, sotto l’azzurro cielo, creano uno scenario dove il tempo e lo spazio sembrano annullarsi. Saliamo, in verticale, su una duna, la 40: è tutta per noi. Che fatica! Si affonda nella polvere: io faccio un passo avanti e due indietro, ho la sensazione di non arrivare in cima. E’ una sfida, devo farcela! Con il cuore in gola arrivo a due passi dalla cresta, mi fermo, ho voglia di gridare, guardo verso il basso e mi tuffo nel mare di sabbia: sono libera di correre e di scivolare.  Arrivata in basso riempio una bottiglietta di sabbia: diventerà un prezioso souvenir. E’ proprio vero, in questo viaggio ogni emozione è unica e non ci si libera facilmente delle nostre energie emotive: in ogni tappa rimane il rimpianto per ciò che si è lasciato. Svuotate le scarpe stracolme di sabbia ci dirigiamo verso il suggestivo Dead Vlei, l’antico lago prosciugato con i suoi alberi morti. Facciamo due chilometri a piedi tra le alte dune sotto un cocente sole, la visione è inquietante. Di fronte a noi una palude morta costellata da scheletri di acacia in un contesto fantastico: il nero della morte, il bianco dell’argilla e il rosso delle dune. Mi ritrovo tra questi alberi da sola, tra arcani silenzi: sono sola con me stessa e sono felice. Grazie, ancora una volta, Africa.
Nel pomeriggio facciamo una passeggiata nel Sesrien Canyon, una stretta e profonda gola granitica nel letto del fiume Tsauchab asciutto per gran parte dell’anno. Secoli e secoli di erosioni hanno creato grotte e strane formazioni rocciose: spettacolare l’alto foro circolare dal quale s’intravede l’azzurro cielo.
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