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Visitiamo la fabbrica dei velieri che ci lascia senza fiato. Siamo quasi tentati a comprarne uno…ma cinquemila euro…un po’ troppo per posizionarlo sul nostro forno a legna…
All’ingresso del Gran Bassin, il luogo sacro per la comunità indù, c’è l’imponente statua di Shiva alta 32 metri. Il Ganga Talao o Gran Bassin è un lago vulcanico dove c’è un tempio dedicato alle divinità. Secondo la tradizione questo lago si è formato con le gocce delle acque cadute dalla testa di Shiva che trasportava, in questa zona, il fiume Gange. E’ ricco di coloratissime statue ai cui piedi ci sono i piatti per le offerte. Entriamo timidamente, a piedi scalzi, nel tempio e un sacerdote ci benedice e traccia sulla nostra fronte il terzo occhio. Una grande lezione di vita: la convivenza tra diverse fedi è possibile. Questo luogo che trasuda di spiritualità è rigoglioso e ricco di tantissime scimmie che si mettono in mostra saltando da un albero all’altro. E’ proprio vero: natura incontaminata e uomo convivono senza dissapori.

Durante gli spostamenti osservo molto la natura e rimango incantata davanti alle sue opere frutto dell’erosione. Nelle montagne scopro i miei avi e intravedo un tempio induista circondato da tanti fedeli in preghiera. E’ un terreno consacrato dove ardono i fuochi e le basse nuvole sembrano fumi odorosi che purificano ogni corpo. Saranno i festeggiamenti per la nascita di un bimbo o è una cerimonia funebre? Non riesco a capire: è comunque l’inizio di una nuova esistenza. La natura mi fa sognare e penetrare in un mondo che vive solo in me stessa nel quale io, sovente, mi ritrovo. Mi stacco dalla realtà e navigo…lontana da tutti e…vicina a tutti. Ecco che su una montagna intravedo una divinità pietrificata che allunga le braccia verso di noi e ci dà il suo benvenuto. E’ Shiva col serpente arrotolato al collo, simbolo del suo potere. Ha in mano il suo tridente, la trinità indù: creazione, conservazione e distruzione. La mia mano trema per queste opere di madre natura e intravedo l’impossibile: una sfinge alle Mauritius.

Il nostro tour prosegue …

Le terre colorate di Chamarel

Qui assistiamo a un insolito panorama colorato: ci troviamo nel versante sud-orientale dell’isola. Le terre colorate sembrano dipinte con un pennello: la natura ha alternato il rosso, il marrone, il verde, il blu e il giallo formando delle vere dune colorate. Sono frutto del raffreddamento di antiche rocce vulcaniche: le sabbie si sono depositate a strati ed hanno formato suggestive striature. Un vero miracolo della natura, una natura veramente bizzarra.

A Moka visitiamo una casa coloniale creola con le sue antiche sale: villa Eureka. E’ situata in un posto strabiliante, sembra di essere in un set cinematografico. Bellissimi gli interni con mobili d’epoca: un vero tuffo nel passato. Dai giardini, ricchi di palme e fiori tropicali, arriviamo, attraverso un impervio sentiero, alla cascata Ravin. Ascoltare l’acqua, che cade a strapiombo in più punti, dà una sensazione rigenerante: ci si ritrova in uno stato di quiete psicofisica molto piacevole. Che goduria!

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